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Magazine online di Orzinuovi

Bassa Voce

Scritto da Manuel Merigo

La "lucciola" di Bienne

Luglio 12 2016

Narra la leggenda che Alessandro Magno un giorno rese visita a Diogene. Quest'ultimo se ne stava semidisteso in pieno sole accanto alla sua botte. Volendo esaudire un suo desiderio, Alessandro chiese a Diogene che cosa desiderasse. Diogene continuò a rimanere semidisteso e poiché l'imperatore, in piedi davanti a lui, gli faceva ombra, gli disse: " Stai fuori dal mio sole".


Nel libro "La grazia e l'abisso" - una raccolta di saggi curata da Marco Ercolani per la collana I Libri dell’arca di Joker Edizioni -, Marco Belpoliti, Antonio Devicienti, Sylvie Durbec, Valentina Ottoboni, Luigi Sasso, Giuseppe Zuccarino e lo stesso Marco Ercolani ragionano sull'opera e la vita dello scrittore svizzero Robert Walser.

Leggendo questi saggi, la prima immagine che salta agli occhi è quella di trovarsi di fronte per certi versi ad una sorta di moderno Diogene. Così come Diogene non desiderava nient'altro che la sua luce del sole, Walser non vuole nient'altro che essere piccolo e addirittura insignificante.

Questa volontà di essere piccolo, tuttavia, ha una grande valenza politica: Walser percorre la via dell'insignificanza e della piccolezza come se fosse l'unica possibilità concessa alla libertà di espressione. Nel suo voler essere piccolo, c'è il desiderio di passare attraverso le maglie del sistema sociale vigente, destrutturandolo.

Simbolo concreto di questo desiderio di piccolezza sono i Microgrammi: un insieme di brani scritti a matita e con una calligrafia quasi illeggibile, attraverso la quale lui riusciva a esprimersi "al di sotto" degli schemi linguistici tradizionali.

Walser è una lucciola, che pur nella sua insignificanza riesce ad illuminare il buio che la circonda. Walser è ironico e irriverente. E' il bambino che in mezzo alla folla di sudditi fedeli accorsa alla parata grida a gran voce e smaschera il re nudo.

Walser è un eretico, nel momento in cui sceglie "la via della follia", passando gli ultimi ventitré anni della sua vita nel manicomio di Herisau, in Svizzera, rinchiudendosi in un silenzio letterario che non si interromperà più fino a dopo la sua morte.

Walser era uno scrittore che "non voleva essere letto".

Walser è a mio avviso lo scrittore dell'assurdo: i suoi libri non sono sostenuti da una trama concreta, egli si diverte a giocare con il lettore, portandolo quasi per mano fin sulla soglia di un possibile avvenimento fondamentale, di una possibile svolta. Ma mai oltre.

Man mano che si va avanti nella lettura de "La grazia e l'abisso", ci si rende conto che Walser è soprattutto un grande scrittore.

A tal punto che Kafka fu tra i primi a riconoscerne il genio letterario, e venne fortemente influenzato dalla sua opera. Nei libri dello scrittore svizzero si respirano atmosfere "kafkiane", ma dopo aver letto questi saggi ci si rende conto che in realtà sarebbe più esatto dire che è nei libri di Kafka che si respirano atmosfere "walseriane". Si può affermare senza paura di essere smentiti che non avremmo mai avuto Kafka così come lo conosciamo oggi se non ci fosse stato prima Walser.

Sorprende, leggendo il libro, un altro parallelismo tra Walser e Kafka: lo scrittore svizzero deve la sua riscoperta e notorietà letteraria all'amico di una vita Carl Seelig, al quale dopo la morte di Walser, avvenuta il giorno di Natale del 1956, viene consegnata dalla sorella di quest'ultimo una serie di scritti appartenenti all'amico defunto e vergati con una calligrafia talmente piccola da risultare leggibile soltanto attraverso una lente d'ingrandimento. Disobbedendo alla volontà di Walser, che avrebbe voluto che venissero distrutti i manoscritti (come KafKa, appunto), Carl Seelig ha il merito di pubblicare alcuni di questi microgrammi, attirando così l'attenzione di alcuni critici letterari sull'opera di Walser. Leggendo i saggi che compongono "La grazia e l'abisso", si capisce che Carl Seelig ha fatto per l'amico Walser qualcosa di molto simile a ciò che Max Brod fece per Kafka. Se oggi possiamo leggere ed apprezzare l'opera di Walser, gran parte del merito è di Seelig.

La lucciola, il bambino irriverente ed ironico, l'eretico, il pazzo, il sovversivo, il Diogene moderno. Terminato di leggere i saggi che compongono questo libro non si può fare ameno di domandarsi chi sia stato veramente Robert Walser: un genio? O un pazzo? Forse entrambe le cose. Ognuno si darà la risposta che meglio crede ma avrà la consapevolezza che il genio, anche se folle, riesce a vedere la grazia laddove gli altri vedono solo un oscuro abisso.

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Ultima modifica il Martedì, 12 Luglio 2016 23:55

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