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Contro il sacrificio: per un'etica a favore del desiderio.

Luglio 18 2018
Massimo Recalcati Massimo Recalcati

Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale è il titolo dell'ultimo libro di Massimo Recalcati, edito da Raffaello Cortina Editore (147 pagine). Il titolo è forte e paradigmatico, decisamente schierato a favore di una visione della vita che si opponga al sacrificio, o meglio alla sua declinazione perversa di "fantasma sacrificale". Nell'introduzione Recalcati afferma che in un tempo in cui il sacrificio si è deritualizzato, esso continua a permeare la nostra esistenza nella forma, per lo più patologica, dell'autosacrificio.

Per comprendere la riflessione di Recalcati, a cui riconosco sempre il dono singolare di una straordinaria chiarezza espositiva, che è la sua cifra identificativa, è necessario anzitutto distinguere tra due forme di sacrificio, che non vanno confuse: il sacrificio simbolico e il fantasma sacrificale. Mentre il primo è una rinuncia pulsionale del soggetto, necessaria al suo ingresso nel mondo e nella civiltà, una perdita di godimento che costituisce la vita come umana e apre alla potenza generativa del Desiderio, il secondo assume i tratti patologici della nevrosi, in quanto il sacrificio diviene esso stesso la meta paradossale della pulsione. Alla base del fantasma sacrificale vi è la volontà del soggetto di liberare la vita da ogni desiderio, nella falsa illusione che ciò preservi l'esistenza dalla mancanza. La figura che meglio di ogni altra esprime tale atteggiamento patologico è il cammello nietzschiano, se vogliamo versione orientale dell'asino da soma, che rinuncia alla propria libertà nel nome di una pulsione securitaria, che ponga la vita al sicuro dalla vertigine della libertà della scelta. L'uomo nietzschiano del sacrificio vive sotto l'ombra della penitenza e della mortificazione, in parte per paura della propria libertà ed in parte perché spera di ottenere, esibendo il proprio sacrificio, un risarcimento infinito. Esistono dunque un'anima moralistica ed un'anima economica del fantasma sacrificale. Vi è infatti nel sacrificio autoimposto dell'uomo che rinuncia a tutto, l'illusione di raggiungere per questo uno statuto di superiorità che possa garantire un guadagno differito nel tempo, che corrisponda ad un incremento senza confini della vita. Questo tipo di sacrificio non è affatto disinteressato, ma quanto più è esibito, tanto più è meritevole di un risarcimento a posteriori. In un certo senso questa natura economica del sacrificio è figlia di una lettura fuorviante, esclusivamente colpevolizzante, del logos biblico.


Per giungere alla distinzione inequivocabile tra il sacrificio simbolico, sano e vitale, ed il suo fantasma mortifero e patologico, Recalcati passa attraverso la rilettura de Il concetto dell'angoscia di Kierkegaard, in cui il filosofo danese analizza il mito biblico dell'origine del Peccato in Genesi, giungendo alla sorprendente conclusione che il trauma benefico della Legge non consisterebbe affatto nell'impedire la libertà, quanto piuttosto nella sua facoltà di farla emergere, in tutta la sua vertiginosa potenza. L'angoscia deriva infatti dal fatto di non poter delegare ad altri la propria decisione: "non si può essere sostituiti nella propria singolarità nel tempo etico della scelta". Ed è proprio per sfuggire a questo potere non delegabile che l'uomo ha tentato di aggirare l'ostacolo scegliendo di vivere in catene, sacrificando appunto la propria libertà in nome di una Legge che non viene giustamente intesa, ma vissuta come castrante e mortificante e pur tuttavia rassicurante. Il nevrotico attende sempre di essere autorizzato in ogni suo atto dall'Altro, al quale delega la propria vita. Nella patologia delirante del fantasma sacrificale si abdica completamente alla responsabilità della verità singolare del proprio Desiderio, per apparire amabili o detestabili agli occhi dell'Altro, erroneamente inteso come un creditore implacabile che pretende continuamente di essere rimborsato.

Al cuore della scelta di vivere una vita di sacrifici altro non vi sarebbe quindi che il terrore angosciante della libertà, il rifiuto della responsabilità di vivere in modo conforme al proprio Desiderio singolare. Secondo la prospettiva psicanalitica ciò che vi è di più imperdonabile nel fantasma sacrificale è che esso ammetterebbe la vita singolare come "sacrificabile" in nome di una "Legge" castrante. Ma l'etica della psicanalisi si contraddistingue per la sua concezione della Legge come saldamente legata al Desiderio e non in contrapposizione ad esso. Per la psicanalisi non esiste imperativo categorico diverso da "agisci in modo conforme alla Legge del tuo Desiderio". La Legge non è esterna e contrapposta al Desiderio, ma è una trascendenza interna del Desiderio stesso. Questa Legge pone la singolarità dell'esistenza come assolutamente "insacrificabile". Il lavoro analitico ha come finalità la disarticolazione del fantasma sacrificale per portare il paziente ad assumere la responsabilità della verità singolare del proprio Desiderio.

Sarebbe questo il cuore nevralgico della questione e il punto di massima convergenza, potremmo addirittura dire di aderenza, tra l'etica della psicanalisi e quella cristiana: entrambre ripensano il dovere come l'altra faccia del Desiderio. La Legge non è in contrapposizione al Desiderio singolare, ma è sua alleata e si pone al di là di ogni economia scrificale. La manifestazione più nitida ed evidente della Legge altro non è se non la vocazione fondamentale e singolare del soggetto, che deve fare fruttare i propri talenti, e non sotterrarli per paura di perderli. Vivere in conformità all'etica del Desiderio e all'insegnamento di Gesù significa infatti generare buoni frutti, coltivando le proprie doti ed esprimendo la propria unicità senza riserve. La responsabilità va quindi sempre pensata in relazione ad una singolarità, è individuale e non universale. Se si è fedeli al proprio Desiderio, per chi ha fede tutto è possibile, conclude Massimo Recalcati.

Definirei questo saggio "Il Manifesto della felicità realizzabile" e a portata di tutti, a patto che si abbia il coraggio di vivere secondo il proprio Desiderio singolare, che è ciò che rende ogni vita umana unica ed irripetibile e proprio per questo "insacrificabile".


Ultima modifica il Mercoledì, 18 Luglio 2018 19:31

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