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Magazine online di Orzinuovi

Bassa Voce

Scritto da Redazione

Premio Linetti, sezione prosa e poesia

Giugno 15 2015

Pubblichiamo gli scritti e le poesie dei ragazzi premiati e segnalati al Premio Linetti che ci sono pervenuti:

Sezione Prosa
1a classificata Paola Alfieri
Rebecca Milanesi – segnalata

Sezione Poesia
Domenico Tomasoni – segnalato
Alberto Gerri – segnalato


Nuovi orizzonti di Paola Alfieri

Non vi era più respiro. I polmoni si comprimevano a livello del diaframma e il torace spigoloso forava il tenero cuore. Non vi era più speranza. Gli occhi socchiusi, spenti dal sonno, straziati dalla fatica, si addentravano verso il profondo del mare, sinché le palpebre non calavano. Intorno il nulla: era tutto un mondo vuoto, un oblio lancinante, una voragine di paura e una vertigine di incertezze. Non vi era più forza. I muscoli, no, non vi erano più muscoli: perduravano solo alcune fibre di cellule e tessuti madidi, molli, abbandonati sulla gomma fredda. Gli arti deformati dalla pioggia si protraevano verso il cielo, forse lo toccavano. Uno schiaffo del vento lasciava le gambe distese e seminude, tra questo mondo e il Paradiso. Non vi era più dignità. Il petto lacerato dalle ferite della Sorte, la dura pelle da rettile dal colore di brace. Eppure, ecco un battito, poi un altro. Bum. Lentamente. Bum. A poco a poco, bum, il sangue ancora scorreva, bum, una pompa fiacca. Ma vi era ancora vita! Quell’essere amorfo, quella fiammella flebile era un uomo di mezza età in una tempesta di mestizia. Il ricordo della madre lontana lo perseguitava, la moglie divorata dalle onde. Cosa gli rimaneva? Una piccola figlia in patria, nel mezzo della guerra. Si sentiva come un granello di sabbia soffiato dal vento, abbandonato nelle mani di Dio sul motivo di una preghiera che chiede “Allahumma ya mughith aghithni”. Tante persone erano ammassate su quel gommone, ma il silenzio avvolgeva nelle sue spire quella turba. Lo sventurato fu sorpreso quando un pesce guizzò sotto la sua vista: rosso, veloce, alacre. Fu come un risveglio dopo il letargo: drizzò la schiena e sciacquò le mani. Il refrigerio dell’acqua lo pervase: le goccioline dalle dita correvano lungo le braccia in una maratona sfrenata che restituiva frenesia all’immobilità di quella massa. Si coprì gli occhi, premette sulle orbite fino a procurarsi dolore, infine spalancò le palpebre. Rinacque. Vide il mondo e se ne meravigliò. Pose il palmo sul cuore: vita. Fu deciso a sperare ancora: la sua vita era un libro agli albori. Cercò la terra, all’orizzonte, non la scorse. La sua nuova condizione, tuttavia, lo rese immobile verso la linea che separava il cielo dal mare: un tratto continuo e tanto definito quanto indeterminato. Era tutta lì la sua esistenza, in quella retta scorretta, in quel limite che in realtà non delimita veramente nulla. Iniziò a immaginare cosa potesse esserci oltre e così trascorsero le ore. Sognava un lavoro, la manina di un figlio che si addormenta, i capelli di una donna sciolti al vento; vedeva le farfalle tra i fiori, un cagnolino sotto la tavola imbandita; sentiva il profumo del pane caldo, l’odore di pulito tra le tende sgargianti; gustava pietanze di terre sconosciute; toccava la sabbia calda appena calpestata; ascoltava voci di una lingua straniera. In quella linea cercava la serenità. Chiunque discerneva in lui un’iride tagliata longitudinalmente, nei suoi occhi l’orizzonte non solo era riflesso, ma anche impresso. Questo lo teneva in vita. <<Terra!>>, urlarono. Il suo cuore vibrò, il sangue era in subbuglio: i globuli rossi si scontrarono, quelli bianchi svennero. Il suo orizzonte era stato sostituito dal contorno sfocato di un’isola, Sicilia. Tutto ad un tratto l’uomo si spaurì. I suoi sogni che fine avrebbero fatto? Sarebbe stato accettato da straniere genti? Cercò ancora l’orizzonte. Vide tutti i suoi pensieri di viaggio tuffarsi uno alla volta negli abissi per stanziarsi sul fondale. Fu tentato di lasciarsi cadere, ma vide un guizzo: un pesce rosso, veloce, alacre. Si ricordò della vita. I sogni erano stati utili a non tenerlo sopito nella perdizione, ma adesso, finalmente, la realtà lo chiamava. Alzò una mano, gridò: <<Io ci sono>>, come per ricordare al mondo che quell’uomo sventurato era lì, pronto a sorprendersi del presente e scrivere la propria storia. Superare nuovi orizzonti, alla luce del sole.

X(XI) GENERATION di Rebecca Milanesi

Io, che son sempre riuscita a sfuggire alle stupide attrazioni della generazione X, guardo questo buco nero divorare l’anima alle persone. Osservo queste scatole magiche piene di immagini senza ascoltarle, conoscendo il loro fine diabolico e manipolatore di vomitarti addosso bellissime bugie e felicità temporanee, oggetti futili, inganni che portano la maschera dei soldi e dei diamanti. Vedo la crisi, quella interna si intende. Girovago nel mondo virtuale e scorgo persone inutili, talmente inutili che pur di sentirsi parte del gran sistema sentono la necessità di conformarsi persino con i depressi, tagliandosi i polsi con lamette argentate, abbracciando il water dopo cena illudendosi di perdere quei pochi grammi che le allontanano dalla ‘grande perfezione’ degli animali da passerella. Contemplo la realtà intorno a me come se fossi uno scienziato che studia un nuovo sorprendente fenomeno fisico e tutto quello che si presenta ai miei occhi è una gioventù bruciata dalla smania dell’apparire, dalle pillole colorate ingerite un sabato sera in quella discoteca con le luci blu e rosse e la musica psichedelica, dalle bottigliette piene di mix fatali usati per cercare di eliminare quei neuroni che ti ricordano che esisti. Ci si rotola nella realtà come un maiale rotolerebbe nel fango, accontentandosi di quello che si riesce a ottenere senza faticare, progettando un futuro iniziando a cercare le persone giuste da sedurre o i concorsi da fare per arrivare in cima. L’umanità, l’amore, l’intelligenza non esistono più. Il mondo sta diventando uno zoo gestito da demoni che predicano quanto pesare ma disseminano su tutto il territorio fast food dal cibo grasso e malsano, che commercializzano la salute, la vita, l’anima; che sanno consigliarti a chi venderti per avere il tuo sogno tra le mani e poterlo toccare e sfiorare, per avere la possibilità di cullarlo tra le tue braccia ma vedertelo strappare via poco dopo. Spesso mi sento ripetere che devo ricordarmi quanto io sia fortunata di essere un’adolescente nella civiltà del XXI secolo, felice, spensierata, piena di tecnologie ed invenzioni che sostituiscono quello che altrimenti dovrei fare manualmente. Io taccio e ascolto mentre in silenzio penso a quanto ogni secolo sia sempre più degradante del precedente, umanamente più falso ed inutile di quanto potrebbe esserlo un vecchio e rovinato tappo di bottiglia raccattato per le strade. Vedo tristezza, vedo malvagità, vedo la bellezza diventare sempre più filiforme e dalle sembianze scheletriche mentre in un angolo la Venere di Botticelli piange sentendosi derisa da una società ipocrita e infame che arriverebbe addirittura a considerarla grassa. Girando lo sguardo, ovunque vedo quel famoso buco del Bianconiglio di Alice circondato da una sottile e quasi invisibile linea di filo spinato. Le personecercando di spingermi e farmici cadere, promettendo serenità e una vita sfavillante piena di godimento;io però resisto e non le seguo: quello non è il paese delle meraviglie, è la galleria degli orrori.

Sono i conflitti... di Domenico Tomasoni

Sono i conflitti che danneggiano il mondo
per i capricci dei potenti
il peso dei soldi ci porta sul fondo
e fa morire gli innocenti

Sono i conflitti che danneggiano l'uomo
e macchiano di rosso l'intero pianeta
rompono i sogni che noi abbiamo
distruggendo qualsiasi meta

Sono i conflitti, che alimentan la rabbia
e portano buio, dove c'era luce
e noi come tanti granelli di sabbia
trasportati dal vento, senza una voce

Sono i conflitti, che portan dolore
e cicatrici nelle nostre anime
macchiati di odio, sentiamo il sapore
delle amare dolci lacrime

Adolescenza di Alberto Gerri

Aspettando la notte
I pensieri fuggono
Lontano e su di me scivola
La pesantezza del giorno.
In un corpo solo
Mi trovo, isolato. Cos' è la vita?
Medito. Futuro, crisi, giovani e guerra.
Sono Ettore, voglio combattere.
Mi sorgono come Dedalo Idee.
I progetti rivoluzionari abbondano.
Tutto s' annulla.
La serata e gli amici si presentano
Alla mente come ambasciatori di felicità.
Mi siedo e vibrante suono la chitarra. Risate.
Tutto si annebbia
E il dolce buio mi assale.
L’ ultima allucinazione sei tu.
Sussurri, Umile, Sdraiata su sabbia dorata.
Sento il mare che mi culla
Nel mio piacevole sonno.

Ultima modifica il Venerdì, 11 Settembre 2015 04:09

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