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Magazine online di Orzinuovi

Bassa Voce

Scritto da Francesco Anselmi

Lo sviluppo possibile della bassa

Aprile 30 2015
Lo sviluppo possibile della bassa copyright Valeria Brambillaschi

Stiamo vivendo la crisi più grave che le nostre generazioni hanno dovuto attraversare. Se pensiamo di potere aspettare miracoli da Roma o Milano, ci stiamo illudendo. Quello che è in gioco è ( e credo che per tutti noi questa sia la preoccupazione principale) il futuro delle giovani generazioni cioè dei nostri figli e nipoti, molti dei quali stanno già andando a cercare il loro futuro altrove spesso accettando, per potersi costruire un dignitoso pezzo di vita, condizioni di lavoro precarie e che nulla hanno a che fare con gli studi compiuti. D’altra parte Orzinuovi sta vivendo una fase di evidente declino. Ma questo declino è inevitabile? E’ inarrestabile?

Credo di no, e penso che sia il momento di rimboccarci seriamente le maniche e ritornare ad essere protagonisti della costruzione del nostro futuro. Molto, se non tutto, di ciò che leggerete sta già avvenendo. Il problema è che avviene in modo scoordinato, anarchico e troppo lento, perdendo così molte delle sue potenzialità. Qui voglio proporvi un’idea, che non ha l’arroganza di essere esaustiva, di ciò che si dovrebbe fare per rendere tutto ciò più coordinato ed efficace. Non si è inventato nulla: si è ascoltato il territorio. E tengo a sottolineare che non è tutta farina del mio sacco : è frutto di un lavoro di gruppo cui hanno preso parte, con me, Dario Battaglia e Giuseppe Giuffrida. Inoltre vorrei citare anche l’apporto utilissimo del prof. Piero Maffeis. Qualcuno ha già definito tutto questo un sogno (un sogno peraltro in gran parte già realizzato nell’Hinterland Clarense a due passi da noi): sono convinto che sia obbligatorio sognare, ma sono anche convinto che questo sia un sogno realizzabile. Con impegno e buona volontà. Temo che se non faremo niente, invece che di sogni ci troveremo ben presto a parlare di incubi.

Progetto Orzi
SVILUPPO DI UN TERRITORIO

E’ indispensabile la realizzazione delle condizioni necessarie affinchè il nostro territorio divenga sede di sviluppo economico-industriale compatibile e sia al tempo stesso meta privilegiata, punto di snodo di trasferimenti da e verso le terre della Valle dell’Oglio, che, rappresentando percorsi naturali e culturali di strabiliante bellezza, possono divenire mete ambìte di turismo. Tutto ciò vuol essere occasione di sviluppo ed investimento in risorse che possano garantire, per i prossimi decenni, il mantenimento di un buon livello di vivibilità sia dal punto di vista economico che della convivenza civile tra ed all’interno delle comunità.

1)    CULTURA e TURISMO

Si sono raggruppati nell’unica macro area due cardini portanti della realtà orceana e dell’intero territorio compreso nella Valle dell’Oglio. Il Patrimonio storico di questo territorio merita attività promozionali troppo spesso dimenticate dall’impegno di amministratori costretti, talvolta, dalle ristrettezze economiche e di bilancio, allo sguardo ravvicinato delle esigenze quotidiane, da cui  deriva l’impossibilità di programmare percorsi armonici di sviluppo che portino ad investimenti per il futuro mirati all’effettiva promozione delle preziose peculiarità di lasciti strorici e naturalistici di primaria importanza. Così lo sviluppo di percorsi naturalistici comprendenti aree ciclabili, ippovie, sentieri pedonali, realizzabili attraverso il naturale cammino della Valle dell’Oglio, appare immediatamente realizzabile laddove si consideri che l’appetibilità di un’occasione ludico-ricreativa è tanto più stimolabile quanto più è resa comoda dal rapido raggiungimento proveniendo da zone distanti. Lo sviluppo turistico del territorio della Valle mira principalmente alla valorizzazione di peculiarità naturali del territorio stesso. La via delle Chiese e dei Castelli della Bassa Bresciana, in armoniosa sintesi con il ricco patrimonio enogastronomico che vanta eccellenze di tipicità, non contrasta, se ben governato, con ipotesi di potenziamento ricreativo e ad opere di efficace modernità. Maggiore valorizzazione e suggestivo potenziamento, nel pieno rispetto del patrimonio naturalistico circostante, deve derivare dal possibile ed auspicabile insediamento di strutture agrituristiche, gestite con modalità disciplinate secondo parametri di rispetto dei valori tipici e peculiari che si intendono difendere. Strutture ambientalmente compatibili col territorio circostante che si intende, anche in tal modo, tutelare e poteziare valorizzandolo: ottime occasioni di sviluppo e di lavoro per giovani e volenterosi imprenditori di “nuova generazione”, oltre che di integrazione del reddito delle attività agricole esistenti.

Concretamente: 

a.    E’ necessario riconsiderare e potenziare il ruolo del Parco Oglio Nord assegnandogli il coordinamento delle politiche di sviluppo turistico e culturale;
b.    Coordinare la gestione delle risorse del patrimonio architettonico- culturale attraverso l’individuazione di percorsi che ne consentano la valorizzazione e la fruizione da parte di singoli, comitive e gruppi scolastici;
c.    Omogeneizzare gli strumenti urbanistici dei vari comuni individuando regole unitarie per la realizzazione, attraverso il recupero dell’importante patrimonio edilizio rurale, di strutture recettive indispensabili per il turismo ( b&b, agriturismi, ecc.);
d.    Creare e potenzire percorsi ciclabili, ippovie, percorsi vita, sentieri naturalistici;
e.    Organizzare iniziative ed eventi tesi alla conoscenza e promozione del nostro Territorio.

2)    SVILUPPO ECONOMICO

La crisi economica ha gravemente ferito i nostri territori. Molte sono state le aziende che hanno dovuto chiudere i battenti. Solo ad Orzinuovi la chiusura della TMD (ex Fren-Do), dell’Oleificio e dell’IGOR, ha causato la perdita del posto di lavoro per centinaia di persone e numerose altre sono state, nel territorio circostante (con altrettanto grave impatto), le situazioni analoghe. E non si è in grado di quantificare quante altre più piccole attività abbiano subìto la stessa sorte. Questa situazione comporta, oltre alla preoccupazione per l’impatto sociale che solo ora (grazie al ricorso agli ammortizzatori sociali ed ai risparmi delle famiglie, che sono però in via di esaurimento) inizia a manifestarsi, la necessità per la società della Bassa Bresciana Occidentale di interrogarsi sul suo futuro. A questa necessità non si può sottrarre nessuno: cittadini, forze politiche, sociali, economiche e finanziarie. Di qui la necessità di individuare un nuovo modello di sviluppo che sappia coniugare la tradizione di alcuni punti di forza della nostra economia locale, con la necessaria capacità innovativa e con una aggiornata capacità di leggere la realtà. In particolare dobbiamo sapere unire la necessità di infrastrutture di collegamento e un possibile sviluppo industriale , con un corretto utilizzo di un territorio che , negli ultimi anni, è stato spesso devastato da iniziative fini a se stesse (esempio eclatante è l’Orceana Park) e da una cementificazione senza costrutto che ne ha intaccato la bellezza e le potenzialità economiche (agricole, turistico - ambientali e ludico - ricreative). Per ciò che riguarda lo sviluppo industriale dei nostri territori possiamo vantare, grazie ad alcune eccellenze imprenditoriali, importanti esperienze che però, purtroppo, non sono sufficientemente sostenute da un sistema di infrastrutture attualmente carente e privo di ogni più elementare programmazione territoriale. Compito primario della politica locale dovrebbe essere quello di sapere rimuovere gli ostacoli allo sviluppo e di sapere progettare un futuro che dia garanzie nel medio - lungo periodo. Questo da troppo tempo manca. Anzi spesso la politica locale si è limitata ad investire territorio nella edificazione di “cattedrali nel deserto” o ad una cementificazione selvaggia che non risponde ad alcun criterio se non a quello di monetizzare la svendita del territorio.

Non è più possibile, nel mondo globalizzato, pensare di agire senza una programmazione seria del futuro e senza un progetto condiviso che tenga realmente conto di ciò che accade intorno ai noi, nel mondo.

Concretamente:

- E’ necessaria una chiara inversione di tendenza, sia per consentire un più razionale utilizzo del territorio, sia per garantire economie di scala a quanti hanno la voglia, le idee ed il coraggio di intraprendere.
- E’ prioritario evitare che il nostro territorio venga ulteriormente disseminato di zone di sviluppo industriale e/o commerciale al di fuori di ogni programmazione e, quindi, diviene necessario che le varie amministrazioni Comunali si diano gli strumenti utili ad individuare aree di sviluppo comuni che possano essere dotate di una rete di infrastrutture razionali e  consentano risparmio di territorio ed efficaci dotazioni di servizi per le aziende.
- E’ necessario che vengano omogeneizzati gli strumenti urbanistici, mettendo al centro degli stessi ineludibili scelte  di semplificazione, contemperate però da stringenti criteri di compatibilità ambientale, cui i nuovi insediamenti siano tenuti a conformarsi.
- E’ necessario scegliere di accogliere nei nostri territori attività imprenditoriali che operino in quella che viene definita la “green economy” e che rappresenta una certezza di sviluppo e di occupazione di manodopera in un futuro prossimo e medio – lungo.
- E’ necessario creare le condizioni favorevoli perché queste attività decidano di insediarsi nei nostri territori, creando le condizioni atte a favorirle: abbattimento di oneri, viabilità agevole, capacità ricettiva, ecc.
- Il sogno nel sogno sarebbe quello di riuscire a creare accanto all’area di sviluppo individuata, in collaborazione con Camera di Commercio, Organizzazioni di Categoria,  Enti Finanziari ed Università, un vero e proprio Distretto Tecnologico che possa favorire la ricerca e la realizzazione concreta di innovazione, senza la quale sarebbe illusorio pensare ad un modello di sviluppo duraturo ed in grado di competere nel mondo globalizzato.
- E’ fondamentale creare un rapporto quasi simbiotico con la Scuola affinché anche la formazione delle nuove generazioni sia finalizzata ad un futuro economicamente soddisfacente e ci consenta di avere quei livelli di conoscenza e capacità innovativa che, soli, ci possono garantire la continuità di un modello di sviluppo al passo coi tempi.

Ma per realizzare tutto ciò è necessario che ogni attore decida di svolgere “la sua parte in commedia” in modo serio e concreto. In particolare la politica locale deve abbandonare l’ombra dei campanili e sapere svolgere quel ruolo “profetico” che sarebbe suo compito in una società matura e sana. Persistere con logiche esasperatamente localistiche senza affrontare in una logica di area vasta queste tematiche, esporrebbe le singole comunità al rischio dell’inadeguatezza e della debolezza delle risposte necessarie nel mondo dell’economia globalizzata. Per questi motivi questa proposta deve essere rivolta ai Cittadini, alle forze Politiche, Sociali, Economiche e Finanziarie del nostro territorio senza alcuna distinzione. Il rischio è che la nostra terra divenga (in men che non si dica!) un dormitorio senza altra prospettiva che la desertificazione economica. La responsabilità di evitare che ciò accada è di tutti.

E’ necessaria da parte di tutti, da subito, la disponibilità ad un impegno costante e concreto affinché quello che qualcuno ritiene essere, per ora, solo un bel sogno divenga realtà e non si tramùti nell’incubo di un impoverimento sociale, economico e culturale che farebbe retrocedere i nostri territori da motore di sviluppo, quale sono stati fino ad ieri, a retroguardia dello sviluppo e del benessere.

3)    AGRICOLTURA

La provincia di Brescia è caratterizzata da uno sviluppo industriale elevato che è uno degli assi portanti dell’economia. Purtuttavia il settore agrario, in particolare nella bassa bresciana, riveste ancora notevole importanza ed occupa un terzo (180.000 ettari) del territorio provinciale, con un impiego di forza lavoro pari al 4%. E’ una agricoltura con diverse specificità produttive collegate al territorio, anche se il 90% della produzione lorda vendibile è determinata dal settore zootecnico (60% carni e uova, 30% latte).
L’allevamento suinicolo è molto sviluppato, e pure le coltivazioni di ortaggi e frutta cominciano ad essere significative. L’allevamento bovino e quello suino hanno livelli di eccellenze in seguito a forti investimenti, sia in termini di produttività che di qualità, tanto da rivelarsi strategici nella conquista di quote significative di mercato. E’ una economia agricola ormai consolidata. Dobbiamo comunque agire per  sviluppare allevamenti che siano compatibili con l’ambiente. Da tempo, infatti, si avverte anche l’esigenza di una maggiore attenzione verso i rapporti tra agricoltura e territorio, tra agricoltura e ambiente. Insomma: una agricoltura ecocompatibile ed ecosostenibile, rispettosa dell’ambiente e che possa concretamente svolgere  un ruolo di difesa attiva del territorio e dell’ambiente. Negli ultimi anni hanno iniziato ad insediarsi aziende che sviluppano la loro azione sul territorio svolgendo una attività complementare a quella tradizionale dell’imprenditore agricolo, che è quella dell’agriturismo.

Agricoltura, turismo e ristorazione sono settori che unificati producono maggiore reddito ma anche incentivano la valorizzazione del territorio extraurbano e concorrono alla salvaguardia di un bene prezioso quale l’ambiente.

Da qui il concetto di agricoltura multifunzionale che comprende produzione e trasformazione di prodotti sia alimentari che funzionali ad altre esigenze. Le attività agrituristiche sono un aspetto della multifunzionalità, come la produzione di biomasse, di biocarburanti, di energia dal solare, ecc. che necessitano però, comunque, di omogeneità e chiarezza di indirizzi onde evitare eccessi ed utilizzi impropri del territorio, a scapito delle coltivazioni.  L’innovazione non può prescindere dalla formazione e quindi è sempre più necessario che le attività scolastiche attuali e future siano capaci di formare giovani tecnici capaci di partecipare direttamente alla innovazione e che abbiano le competenze o le abilità necessarie ad affrontare e adeguarsi alla continua evoluzione tecnologica. La terra destinata all’agricoltura, anche nella nostra zona, si sta riducendo drasticamente a causa di dissennate politiche urbanistiche che non considerano che il terreno a disposizione è un bene limitato. E’ necessario ricordare che i terreni agricoli di Orzinuovi e Orzivecchi venivano citati nei testi di agronomia come i migliori terreni, i più produttivi d’Italia. E’ anche per questo che a maggior ragione devono oggi essere protetti. Ma l’agricoltura non è oggi solamente produzione, e quindi trasformazione e commercializzazione, ma è anche riscontro di questioni ambientali, di assetti territoriali, di sostegno degli insediamenti delle zone extraurbane, di recupero dalla “cascina”. Tutto ciò deve essere regolato da norme più stringenti. Questa “moderna agricoltura”, nelle sue articolazioni multifunzionali, questa “nuova ruralità” generata da nuove esigenze sociali, richiede l’interpretazione di rinnovati modi di vita.

Concretamente:

a.    Potenziare ulteriormente la formazione e la qualificazione degli operatori del settore sostenendo la già qualificata proposta didattica esistente arricchendola di nuovi strumenti finalizzati allo sviluppo della capacità innovativa;
b.    Utilizzare la fiera di Orzinuovi, per approfondire, valorizzare e promuovere tramite un osservatorio permanente, le eccellenze dei nostri territori in campo agricolo e zootecnico;
c.    Rimuovere, omogeneizzando gli strumenti urbanistici, ogni residuo ostacolo alle innovazioni in campo agricolo, così da poter rappresentare un territorio con un’offerta produttiva varia ma omogenea; al contempo limitare l’uso improprio di territorio (concentrando le zone destinate a sviluppo industriale e commercio e ponendo limiti alla trasformazione dei nostri campi in improprie distese di pannelli fotovoltaici);
d.  Favorire la diversificazione delle produzioni agricole così da poter consentire   la concorrenzialità dei nostri prodotti sia nel mercato tradizionale sia nell’emergente settore del “biologico”;
e.     Favorire,  in collaborazione con le associazioni di categoria, il consolidarsi dei mercati di prossimità, così da fornire al produttore un’opportunità di immediata commercializzazione del “prodotto fresco”, ed al consumatore la garanzia di genuinità associata al contenimento dei prezzi;
f.    Promuovere la realizzazione di linee di trasformazione dei prodotti che associate alla rete di agriturismi ed alla rete commerciale ordinaria, possa divenire, attraverso l’istituzione di un marchio ad hoc, oltre che un’occasione di sviluppo imprenditoriale, anche veicolo di promozione del territorio.

4)  VIABILITA’

Quanto fin qui esposto, però, sarebbe difficilmente realizzabile se non avessimo ben presente le condizioni della viabilità che attualmente serve i nostri territori. Storicamente le nostre terre sono state solo sfiorate dalle grandi linee di comunicazione. Fino a due anni fa abbiamo avuto il casello autostradale più vicino a 20 Km. di distanza e su una tratta, tutto sommato, secondaria. Non abbiamo collegamenti ferroviari. La Statale 235 è ormai impraticabile come linea di comunicazione efficiente. La stessa,  più recente, “lenese” inizia a denotare limiti strutturali. Sarebbe assolutamente auspicabile avviare un piano di collegamenti su ferro con la città ( metropolitana leggera ) ma questo non è sicuramente né tra i doveri né tra le possibilità economiche delle Amministrazioni locali che dovrebbero, peraltro,  sollecitare le Istituzioni preposte ad avviare un sensato piano di riorganizzazione dei trasporti. Tornando però ai collegamenti viari della Bassa Occidentale, la limitatezza dei collegamenti ha, da sempre, rappresentato un limite oggettivo allo sviluppo delle nostre terre. La difficoltà dei trasporti penalizza indubbiamente gli apparati produttivi e rende, quindi, meno appetibile l’insediamento di aziende e più complessa la commercializzazione dei prodotti di ogni settore ( industriale, artigianale e agricolo). La realizzazione dell’Autostrada BRE.BE.MI., da questo punto di vista può rappresentare una importante opportunità.

Questa nuova via di collegamento passa ad una decina di Km a nord dei nostri territori ed ha un casello nella zona di Chiari/Roccafranca consentendo un rapido collegamento sia verso Milano che verso Brescia. Se governata in modo intelligente questa può rivelarsi l’opportunità che, da sempre, ci è mancata.
E’ del tutto evidente che, seppure attualmente non previsto, un migliore collegamento tra la Bre.Be.Mi. e la bassa occidentale si renderà ben presto necessario viste le improponibili condizioni delle attuali vie di collegamento. Inoltre il collegamento tra la Bre.be.mi. e la “Lenese” potrebbe rappresentare un complessivo miglioramento dei collegamenti di tutta la Bassa Bresciana con le grandi vie di comunicazione.
Un sano ed intelligente progetto di sviluppo deve affrontare questo nodo che potrebbe divenire una grande opportunità, oppure trasformarsi nell’ennesimo improduttivo spreco di territorio.

Ma per far si che l’opportunità si realizzi necessita una importante iniziativa politica delle e tra le Amministrazioni Comunali della Bassa. E’ fondamentale che i Comuni che possono essere interessati, direttamente od indirettamente, da un tale collegamento ragionino in termini di territorio, magari costituendosi in Consorzio di Area Vasta. Questa scelta si rende necessaria oltre che per ottenere maggiore peso politico, soprattutto, per potere avviare una pianificazione comune della viabilità e degli insediamenti produttivi e/o commerciali,  in grado di  evitare che,  grazie alla moltiplicazione campanilistica delle aree di sviluppo,  il consumo di territorio divenga eccessivo, improduttivo e devastante. Le nostre terre sono tra le più fertili al mondo. Sacrificarle è sempre grave, ma sacrificarle improduttivamente ( come per troppo tempo si è fatto ) è criminale. Si deve ridurre al minimo l’impatto sull’uso del territorio e si devono programmare con il massimo di attenzione ambientale tutti gli interventi, a maggior ragione quelli viari. Da tutto quanto si è scritto in questo documento si evincono le enormi possibilità di uno sviluppo equilibrato e costante nel tempo, dei nostri territori. Una viabilità moderna si rende necessaria per sostenere un simile disegno, ma al contempo la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico è presupposto fondamentale di buona parte di questo progetto di sviluppo.

Concretamente:

•    Non bisogna più indugiare: la Bre.Be.mi., piaccia o non piaccia è una realtà;
•    E’  necessario che le Amministrazioni locali ( e riteniamo che quella di Orzinuovi in particolare debba rivestire il ruolo politicamente trainante in questo progetto ) avviino contatti stretti tra di loro per affrontare il tema;
•    Riteniamo necessario avviare un processo politico di costituzione di un Consorzio di Area Vasta che coinvolga tutti i comuni direttamente od indirettamente interessati (Roccafranca, Orzinuovi, Orzivecchi, Pompiano, San Paolo, Borgo San Giacomo, Villachiara, ed altri…) e che possa collegarsi con quello già costituto nell’hinterland clarense, così da aumentare il proprio peso politico e potere coordinare gli interventi sul territorio;
•    Si rende, anche in questo caso, necessario omogeneizzare gli strumenti urbanistici ed individuare un piano comune delle eventuali aree di sviluppo così da limitare al massimo l’impiego di territorio e da creare razionali infrastrutture;
•    Inoltre, sfruttando la “massa critrica” politica di un Consorzio di Area Vasta che veda coinvolti Comuni rappresentanti una porzione importante di popolazione, sarebbe possibile interagire con Provincia e Regione per affrontare seriamente il tema dei collegamento su rotaie con Brescia.

Noi orceani amiamo parlare della Centralità di Orzinuovi nella Bassa Bresciana Occidentale. Una Centralità che era fondata sulla presenza di importanti Servizi alle Comunità (Ospedale, Pretura, Ufficio delle Imposte, USL, etc.). Ora molti di quei servizi non li abbiamo più. Oggi per guadagnare una reale posizione Centrale dobbiamo fare altro. Dobbiamo metterci a capo, essere di stimolo, proporre e perseguire un progetto di sviluppo che possa fare intravedere alla Bassa Bresciana Occidentale un orizzonte più roseo di quello attuale. Questo non significa dimenticare l’Ordinaria Amministrazione, anzi.  Per fare questo è necessario potenziare quel rapporto collaborativo con le altre Comunità che solo può consentirci di costruire il futuro. Creare una vera (e non solo sulla carta) Unione dei Comuni, ridare alla Fondazione di Partecipazione il suo iniziale ruolo ( che consenta di migliorare i livelli di risposta ai bisogni e di assistenza ), sono passaggi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi. Se ci limitiamo, con la scarse risorse di cui attualmente le Amministrazioni dispongono ad asfaltare qualche strada ( facendo salti mortali per reperire le risorse) non andremo lontano. E’ il momento di pensare, progettare ed avere il coraggio di fare.

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Ultima modifica il Giovedì, 30 Aprile 2015 01:46

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